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Ricordo poche feste popolari dove non ci fosse Nando Citarella: a Madonna dell'Arco, a Montemarano, a Pagani, a Materdomini di Nocera, naturalmente. E mentre lo guardavo, lui suonava e cantava e ballava; insieme ai grandi maestri della tradizione campana; con loro, come loro, come uno di loro. E' da qui, da questo rapporto intenso e costante con la cultura popolare viva, che ha origine l'energia sprigionata nei concerti a testimonianza de che cosa veramente significhi la festa per chi "è devoto", anche se è un musicista di professione e dunque necessariamente e continuamente obbligato alla meditazione.

Certo, la musica tradizionale è solo la base, e non può non arricchirsi delle mille suggestioni sonore che attraversano le orecchie non solo di Nando (che, ricordiamolo, è anche ricercatore e uomo di teatro, nonché, forse, l'ultimo erede della gloriosa scuola dei "pusteggiatori", i musicisti di strada napoletani), ma anche quelle dei Tamburi del Vesuvio, ai quali è affidato il compito di tradurre in impulso unitario la varietà dei ritmi e delle voci del mondo............

                                                                                                                                                 Giovanni Vacca